La paura di perder il propria figlia

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elena prokopchuk
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La paura di perder il propria figlia

Postby elena prokopchuk » 09 Jan 2015, 15:06

Ciao a tutti.
Vorrei condividere con voi una delle mie paure di perdere e di non poter accettare la morte ( se accadrebbe ) di mia figlia.

Quale posto nella nostra vita abbiamo dato ai nostri figli?
Mi sto chiedendo speso come si dovrebbe comportare una madre con i suoi figli per educarlo bene, per darli tutte le informazioni positivi. Vorrei sottolineare che non si tratta soltanto delle informazione ma di una educazione naturale che avviene naturalmente da noi (genitori) senza nessun emozione o sentimento sia negativo che positivo.
Una risposta, credo sia unica, alla domanda è di educare noi stessi, di tornare al primo nostro respiro, per poter correggere noi stessi, la nostra informazione trasmessa dai nostri genitori, per poter rieducare noi stessi.

Vorrei raccontare una mia esperienza di quando ho avuto una reazione interna, un immagine futura di vedere mia figlia cadere da un posto molto alto. Uno di sentimenti che mi ha trasmesso i miei genitori è di vedere i tuoi figli che morono prima dei genitori, mi hanno trasmesso questa emozione-sentimento di dispiacere, di colpa.

Un sono salita insieme alla mia figlia e mio marito su una montagna molto alta, abbiamo deciso di pranzare lì. Ci siamo seduti sul una pietra dove sotto i pedi era un abisso. Mi figlia si alzava si sedeva tranquillamente, ogni volta che faceva i movimenti mi saliva e scendeva la paura. Poi ho chiesto alla mia figlia se riusciva a sedersi in quel modo più lontana da noi. Volevo misurare la mia paura e la sicurezza, pensando che magari si comportava cosi libere perché era vicino a noi. Lei è andata e si e seduta uguale come faceva prima. Però, quando lo vista lontana da me che se scivolava io non potevo prenderla, ho avuto una paura molto forte, capivo che mia figlia poteva cadere in qualsiasi secondo e io non ero in grado di fare nulla.
Ho pensato dopo a due cose;
1) Che i bambini sono molto teneri, sono come un bicchiere vuoto che serve qualcosa per riempirlo. Ma quel qualcosa dipende da noi, che cosa vogliamo mettere per riempirlo, cioè, se mettiamo del acqua non succede niente, ma se mettiamo il latte il bicchiere si sporca. Il collegamento che voglio fare tra il bicchiere e i l bambino è che dipende da noi che cosa trasmettiamo ai nostri figli. In questo caso potevo trasmettere alla mia figlia la mia paura della altezza, e la paura che lei poteva cadere giù.
2) Ho avuto un paura di non poter prendere la mia figlia se per caso scivolava. E vero che i bambini devono essere osservati, ma nel mio caso non si trattava della questine di osservare mia figlia, ma di non avere più controllo, più sicurezza su di lei. Le nostre esperienze quotidiane di essere sempre sotto pressione di qualcosa, sia fisico che mentale, ci permette di non avere fiduccia nelle persone, di essere sempre pronti al attacco.
Noi genitori ci comportiamo molto male con i nostri figli, non ci rendiamo conto che i bambini non hanno l'attenzione abbastanza da parte nostra, non gli diamo ascolto, gli ignoriamo, ce molta poca conversazione tra i genitore e i bambino, più osservazioni e critiche negativi che positivi. In ogni loro riferimento verso noi, ottengono il nostro sfogo, ormai siamo delle macchine automatiche, a ogni domanda abbiamo le risposte pronte, senza fermarsi almeno per una volta e ascoltare veramente cosa vuole quel bambino. La nostra difesa di essere le macchine automatiche è che siamo troppo stanchi, lavoriamo troppo. La mia opinione è che non possiamo permetterci ci difendersi in questo modo, i nostri figli sono una nostra responsabilità, dobbiamo fermarci di tanto in tanto e pensarci; Ma veramente sono stanca dal lavoro? Ma è colpa di miei figli che ho scelto di fare questo lavoro? E la colpa dei miei figli che sono arrivati su questo mondo? ect.
Essendo stati risucchiati dentro la società, avendo imparato soltanto quello che aveva bisogno la società, che ora non ci rimane niente di naturale, niente di un essere umano. Però, comunque ci rimane una scelta, o continuare a rimanere dentro la società o sforzarci con tutte le forze per uscirne. La risposta che voglio darla è che non mi piace come è diventato il mondo, non mi piace quando sto dentro la società, non mi piace essere qualcosa che non sono, non mi piace fare le domande e non ricevere le risposte, non mi piace trattare male le persone, non mi piace avere un discorso interno con la mia mente e ego, non mi piace trasmettere l'informazione della società ai miei figli quindi devo dire un STOP e cercare le soluzioni per risolvere tutto questo, per uscirne. La verità è che se anche abbiamo trovato le vie di uscita non è facile di cambiare, anche se sapiamo che ce molto di più di questo che abbiamo, ce sempre un insegnamento dal sistema che non siamo in grado fare più di quello che facciamo, ormai ha preso le grosse radice dentro la nostra mente questo insegnamento. Esistono le parole che l'essere umano ha paura di quello che non vede e quello che non sa, e ci fa frena tanto questo significato.

Mi perdono per aver accettato e permesso a me stessa di ricevere sbagliato il significato delle responsabilità della mia figlia, di aver commesso lo stesso errore dei miei genitori. Mi perdono per aver permesso alla paura di paura di far scattare una foto nella mia mente del immagine delle caduta di mia figlia.

Mi perdono per aver accettato e permesso a me stessa di permettere alla paura di diventare un azione, di aver accelerato la macchina automatica che rappresenta i movimenti automatici del sistema falsa umana. Mi perdono di aver permesso alla macchina automatica di provare la sensazione di mancanza della mia figlia. Mi perdono per aver paura di vedere morire mia figlia.

Mi perdono per aver accettato e permesso a me stessa di sentire una responsabilità molto alta verso alla mia figlia. Mi perdono di non aver capito che queste reazioni non mi permettevano di vivere e basta, ma mi impedivano mettendomi davanti ai occhi i pericoli che si trasformavano nelle reazioni e i comportamenti di una potere alta e responsabile verso alla mia figlia.

Mi perdono per aver accettato e permesso a me stessa di aver trasformato la mia responsabilità in una paura e in potere. Mi perdono per aver partecipato a discorso interno permettendo alla mia paura di seguirla per farmi cascare nel sistema.

Mi perdono per aver accettato e permesso a me stessa di aver permesso alla paura di sentirmi giudicata dalle altre persone che se mia figlia muore non sono stata una brava mamma per badare la mia figlia.

Mi perdono per aver accettato e permesso a me stessa di pensare che se mia figlia morisse la mia vita cambierebbe. MI perdono per aver permesso di vivere con la paura dentro di me senza essermi accorta che non è reale e che è che sono reale io, e se il momento che mia figlia morirebbe sarebbe una spiegazione, che ho portato con me la paura e lo trasmesso a lei, e la paura ha fato comportare me diverso e mia figlia, cioè siamo stati condotti dalla paura, e ogni movimento che abbiamo fato era sbagliato.

Mi perdono per aver accettato e permesso a me stessa di aver ricevuto perfettamente e completamente i messaggi della società, ho permesso di salvare quelle emozioni e sentimenti del passato nella mia mente, ho permesso che il sentimento di essere una madre e quindi devo essere una portatrice di messaggi. Mi perdono di non aver riuscito ad accorgermi che i miei messaggi servono alla società, però a me NO.

Mi perdono per aver accettato e permesso a me stessa di non aver capito che essere una madre significa di fare sentire tutta la mia bellezza spirituale, tutto il mio calore e tutte le cose buone e belle che ho dentro di me, per poter dare la possibilità alla mia figlia di diventare un essere umano pulito interno e sterno, e che quella sua pulizia lo potrà portare ad raggiungere se stessa, anzi a diventare direttamente se stessa, senza che io le trasmetto una merda che poi dovrà liberarsi.

Mi impegno a fermarmi e respirare per poter accorgermi e gestire la mia paura. Mi impegno a non agire più alla scossa provocata dalla paura. Mi impegno a ignorare la paura ogni volta che mi arriverà, ricordandomi che ora sono qua e non ce niente altro, esisto io, esiste mia figlia e non ce posto per le emozione e sentimenti.

Mi impegno a fermarmi e respirare per poter accettare la morte di mia figlia ( se accadrà ) un momento presente senza avere una colpa, ricordandomi che la vita non finisce morendo fisicamente e che arriverà il momento che ci incontreremo. Mi impegno a respirare per riuscire a non attaccarmi fisicamente e mentale alla mia figli, e di accettare che non è vita qui sul mondo, non è tutta vita qui nel mio corpo.

Mi impegno a fermarmi e respirare per poter accettare la versione che il mio corpo e il copro di mia figlia, di tutti gli esseri umani si consuma. Ammettendo che siamo noi a dare l'accesso al nostro corpo sia alle emozioni che sentimenti, sono io a decidere che cosa accettare e cosa non accettare. Sapendo questo mi impegno a non dare l'accesso a niente altro al mio corpo, a me come essere umano, sapendo che un giorno scoprirò la mia vera esistenza. Mi impegno ad avere sempre presente che ho un obiettivo e mi devo sforzare in tutti i modi, devo resistere alle emozione e ai sentimenti per liberarmi di loro, essendo consapevole di questo riuscirò a mettere tutta me stessa per arrivare al mio obiettivo, a me..

Mi impegno a fermarmi e respirare per non trasmettere l'insegnamenti della sistema alla mia figlia/figli, mi sforzerò per restare in piedi, restare me stessa e pulita dai sentimenti e le emozioni. Mi impegno a imparare ad ascoltare i miei sentimenti e le mie emozione per riuscire ad osservarli e per riuscire a non permetterli di cambiare me stessa, di cambiare le conversazioni, che in questo caso è con la mia figlia,. Mi impegno ad ascoltare mia figlia in ogni momento, respiro e resto in piedi rifiutando tutti pensieri che mio costringono ad fare altro pur di non dare attenzione alla mia figlia.

Mi impegno a fermarmi e respirare per poter fare sentire il mio calore interno, e la mia sicurezza di stare in piedi, mi impegno a dare gli esempi alla mia figlia/figli di come si può stare in piedi, di come si può essere presenti, di come non ascoltare e non permettere alle emozioni e ai sentimenti di condurci.

Mi impegno a fermarmi e respirare per poter perdonare mio padre e mia madre per i messaggi sbagliati che mi hanno trasmesso. Mi impegno a perdonarmi e perdonarli per la decisione presa da loro per restare nel sistema, per la loro debolezza verso alla realtà, verso il combattimento con la sistema e la società. Mi impegno a respirare quando mia madre o mio padre mi daranno degli consigli sbagliata, ammettendo che loro stano ancora dentro la società, però io no, cerco di fare tutto possibile per uscirne, quindi una cosa che mi serve per continuare è di resistere alle emozioni e ai sentimenti, di non agire a qualcosa che non appartiene a me, di non agire in generale a niente.

Mi impegno a fermarmi e respirare per poter comportarmi da un essere umano, di non sentire più il bisogno di avere il controllo su mia figlia. Mi fermo e respiro per riuscire a fidarmi di mia figlia per poter vedere e percepire la realtà e restare in calma, rimanere me, e di non permettere più alla sensazione di aver bisogno del poter per poter controllare qualcuno o qualcosa, mi lascio prendere da presente, mi lasci essere presente, mi lascio essere me.

Sento che ce qualcosa che mi sfugge, però la mia paura non mi permette di guardare tanto lontano.
Desideri un vostro consiglio.
Grazie.





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